Il Preview di Aprile è relativo alle uscite di Giugno:
THE WICKED + THE DIVINE #1 (Image Comics) Phonogram. Young Avengers.
Ora questo.
Quando hai la squadra composta da Kieron Gillen eJamie McKelvie, non stai a farti tante domande su chi/cosa/come stiano per raccontare. Li segui a prescindere.
SUPERMAN #32 (DC Comics)
Dopo trentuno numeri a $ 2.99, si passa al nuovo prezzo di copertina di $ 3.99.
E la ongoing esce anche dall'evento/crossover 'Doomed'.
Ma in realtà, la questione è che quest'albo sarà il primo albo DC Comics ad avere le matite di John Romita JR, dopo anni ed anni (ed anni) di Marvel Comics.
Agli inchiostri, il fidato Klaus Janson che, da parecchio tempo, è diventato più un disegnatore dei layout di JR JR, che non semplicemente l'inker. Si vedrà se, con il nuovo incarico, ci sarà anche una rivisitazione dei ruoli effettivi al tavolo da disegno.
GREEN ARROW BY KEVIN SMITH DELUXE EDITION HC (DC Comics)
Oliver Queen. Quello con baffi e barbetta alla Robin Hood d'altri tempi, non quello di Arrow o del New 52. Ollie, quello vero.
Dunque, quelli che hanno davvero centrato il personaggio si contano, purtroppo, sulle dita di una mano. Dennis O'Neil, Mike Grell, Kevin Smith, Brad Meltzer.
Qui ci sono i quindici numeri della run di Smith, sulle matite di Phil Hester e le cover di Matt Wagner. In edizione cartonata deluxe. Ci hanno messo una discreta quantità di tempo ma, finalmente, hanno proposto questo tipo di volume per questa storia, com'è giusto che fosse. Ora, però, attendo lo stesso trattamento per la run di Meltzer.
- MENZIONE D'ONORE -
DAVE GIBBONS WATCHMEN: ARTIFACT EDITION HC (IDW)
...ecco.
Nell'ambito del progetto BBC 'Freedom 2014', dove ci si interroga sul significato del concetto stesso di libertà nel mondo moderno, Grant Morrison e Rian Hughes hanno realizzato The Key.
Trentanove pagine di fumetto muto, in cui le uniche parole presenti sono proprio quelle del titolo, 'The Key', ed il nome dello scrittore e del disegnatore che lo hanno realizzato.
Nell'articolo, a corredo del comic book, Morrison dice: 'È uno Stato totalitario dove la libertà non è esattamente in cima alla lista; c'è un ribelle che indossa una chiave appesa al collo. La chiave rappresenta la sua espressione individuale.
Con lo Stato che sembra sul punto di giustiziare per dissenso questo personaggio, molte persone si rendono conto di possedere delle chiavi a loro volta. È la causa scatenante, e la gente inizia ad agire.'
Paradossalmente rispetto al fatto di essere muta, la storia è molto didascalica e forse un po' troppo semplicistica tanto nell'idea quanto nello svolgimento. Ma è bella da vedere. E, nell'epilogo, non ho potuto fare a meno di pensare al Mister Miracle - Shilo Norman - di Seven Soldiers of Victory, sempre di Morrison.
Il duo artistico di The Key si è già visto all'opera su Dare, pubblicato in Italia da ProGlo Edizioni, e rappresenta un'altra occasione di vedere il pregevole risultato che Morrison e Hughes possono ottenere da una loro collaborazione.
Ferro azzurro ama Anacott Acciaio.
Sapete benissimo da dove vengono queste parole.
Ecco. Dimenticate tutto. Lasciatelo proprio perdere. Non fateli i paragoni con Wall Street. Piuttosto, vendetemi questa penna.
Sì, proprio la scenetta tipo che a molti è sicuramente capitata, andando a fare un colloquio per un posto di lavoro in ambito commerciale. Vendetemi questa penna. Una penna qualsiasi, che io do a voi e che voi dovrete convincermi ad acquistare.
Ehi, complimenti. Avete scelto le parole giuste. Mi avete conquistato. Dannazione, è la penna che fa per me. Devo averla. DEVO. Siete stati geniali. E mi avete fregato alla grande. Ma sono contento e vi ringrazio pure.
Magari il venditore è stato parecchio scaltro e ben poco trasparente. Forse il compratore è stato totalmente ingenuo e le sue stiracchiate obiezioni non avrebbero fermato una foglia trascinata da un alito di vento. Di chi è la colpa, quindi?
È facile uscirete dalla sala pensando a cose simili. O facendovi scrupolo che il vostro promotore finanziario, family banker, consulente degli investimenti o come lo chiamate vi stia fregando. Magari vi verrà voglia di farvi una cultura più tecnica su cosa comprate o come gestite i risparmi.
Bene. Se avete smesso di essere noiosi, invece, vi sarete divertiti con una commedia nera che vede Martin Scorsese in grandissima forma, a gestire Leonardo Di Caprio - che continua a scegliere copioni ottimi - in tutte le sue sfumature. Riderete e storcerete il naso. Vi lascerete distrarre dalla quantità di nudità presenti, e vi scapperà una parolaccia di troppo anche solo per il fatto di averne sentite centinaia durante le tre ore di proiezione.
State tornando a fare i moralisti, eh? Truffe, esagerazioni, nudo e turpiloquio; cos'altro? Droga. Tanta.
E lo scopo educativo del film? Insomma, come si fa ad uscirne arricchiti?
Non vi eleverà moralmente, e non ce n'è certo la pretesa. Ma è un ottimo modo di raccontare un dramma umano e generazionale, ridendo di disgrazie ben note. Non c'è truffa nella qualità di questo film.
Oscurità a colori.
È questo che continuavo a pensare, mentre mi lasciavo trasportare dalla narrazione frammentata e, alcune volte, davvero poco efficace di The Counselor. Perchè il film si chiama così. Non Il Procuratore. Counselor si traduce con avvocato. E no, nemmeno nel film troverete un indizio che giustifichi questa localizzazione italiana.
Procuratore è District Attorney, generalmente e solitamente chiamato con l'acronimo di DA.
Ma procediamo con il film.
Quando hai quattro ottimi attori, su cinque, non ti aspetti che la sorpresa arrivi proprio dal nome che hai scartato dal poker. Fassbender può fare molto meglio. Ma quasi non ne ha l'opportunità. Cruz, sempre splendida, ha un personaggio che poteva essere interpretato da qualsiasi altra bella donna. Bardem è forse quello che riesce a divertirsi di più col proprio personaggio, ma anche qui, siamo ben sotto le capacità e il trasformismo del quale è davvero capace. Pitt fa il suo compito. Ma, anche qui, si è abituati a ben meglio.
Poi arriva Cameron Diaz. E la sorpresa è lì. Il minore dei nomi, l'interpretazione più algida di cui sia mai stata capace. Fredda. Sfacciata. Pericolosa. Viscida. Eccellente.
Dunque una delusione a livello interpretativo?
L'interpretazione, in realtà, riesce quasi a passare in secondo piano rispetto all'estrema frammentazione della vicenda.
Nello stile di Cormac McCarthy, si viene buttati in mezzo alla storia. Niente introduzioni, niente spiegoni. Quello che vuol dire è sempre tutto lì. Non hai bisogno di sapere altro. Puoi intuirlo, o immaginarlo, o capirlo e magari sbagliare. Ma hai e avrai solo quello che McCarthy ti racconta.
Questa volta la vicenda non è tratta da un suo libro. Si tratta di una sceneggiatura originale. La sua prima.
Che il problema sia stato questo, o che la responsabilità stia su Ridley Scott, il regista, che già era riuscito ad inciampare nel peggiore dei modi con il pessimo Prometheus - sempre con Fassbender - non è dato a sapere.
A titoli di coda, ci si trova soddisfatti - pochi - o delusi/confusi - molti. Non perché il film sia cervellotico. Alcuni dialoghi sono di una banalità disarmante, altri risultano scaltri ed ammiccanti, ma si perdono nella mediocrità generale.
E poi c'è l'oscurità a colori. Bei colori, e un pozzo sempre più nero in cui lo spettatore viene calato. Potenzialmente lacerante, ma che si perde e si lascia perdere per i difetti già esposti.
La delusione è tanto più forte, considerata la quantità e qualità di nomi coinvolti.
Una cosa è certa. Uscirete dalla sala con una visione del tutto inedita del pesce gatto.
Siedo in una sala, piena, in cui il più giovane ha abbondantemente superato i cinquanta.
Per una volta, ho acquistato i biglietti per un film sul quale ero piuttosto disinformato. Non ne avevo nemmeno visto il trailer. Ma il cast promette molto, già a partire anche dal solo nome di Forest Whitaker.
A termine spettacolo, mi dico che ci sono tre modi per approcciarsi alla visione di questa pellicola:
- il lato umano del protagonista e della sua famiglia;
- il lato storico;
- un mix di entrambi.
Indipendentemente da quello che sceglierete, o vi troverete ad adottare durante la visione, ci sarà sempre la poco piacevole sensazione di avere almeno un piede che oscilla sul fastidioso orlo della retorica, mentre si viene accompagnati in una abbondante ottantina di anni attraverso la storia statunitense.
Un male? Non necessariamente. Non sono andato al cinema aspettando di vedere un documentario e, quindi, non ho cercato la maniacale attenzione al dettaglio storico.
Il punto di partenza è un articolo. Scritto per il Washington Post, la penna è quella di Wil Haygood. La storia racconta di Eugene Allen - che nel film incontrerete con il nome di Cecil Gaines. Il motivo per cui il nome è stato cambiato? Ci sono molti punti di contatto tra le vicende dei due personaggi, ma non si tratta esattamente di una biografia puntuale della vita di Allen.
Prima o dopo aver visto The Butler, vi consiglio comunque di leggere l'articolo. Questo sì.
Avere una vaga idea di chi siano i vari Presidenti della Casa Bianca che, di volta in volta, appaiono con il passare degli anni, durante la vicenda, aiuta ad inquadrare meglio certi passaggi sociali e politici, ma non è un prerequisito necessario alla godibilità del film.
Il punto qual è, allora?
La storia del protagonista. Dell'umiltà e della forza con cui questo affronta la vita, del modo in cui forma la sua famiglia e la vede crescere, in un contesto che lo vedrò passare dalla brutalità di un campo di cotone all'essere testimone dell'elezione del primo Presidente nero nella storia degli States.
Un po' come fu per Forrest Gump, si corre attraverso gli anni e le vicende chiave di un popolo. Con poco su cui ridere e con evoluzioni e rivoluzioni del pensiero, raccontate con una valida gestione dei tempi.
Nota nerd:
in una scena in cui Cecil Gaines/Forest Whitaker guarda tra i ricordi del figlio maggiore, contenuti in una scatola, si intravede la cover del Black Panther di casa Marvel. Una piccola chicca considerato che il personaggio, creato nella seconda metà degli anni '60 da Stan Lee e Jack Kirby, è da considerarsi il primo vero eroe di colore e, chiaramente, un simbolo per un ragazzo che proprio in quegli anni fosse militante nel movimento socio politico delle Black Panther.
Se non sbaglio - che la cover si vede pure fuori fuoco, in quella scena - l'immagine è di quest'albo.
Esplorando il corpo umano. Da piccolino ci impazzivo. Guardavo il cartone alla tv, collezionavo i volumetti - che erano pure cartonati; certe manie le ho da sempre - ed assemblavo il modello 3d.
Ho passato svariate ore in quel mondo.
E quindi, quale miglior modo di iniziare l'anno se non quello di andare alla mostra Bodies Revealed?!
La giornata viene salutata da un bel sole invernale e l'occasione è decisamente ghiotta per andare il quel di Jesolo Lido, pregando di non trovare una coda infinita, complice la concreta possibilità che il popolo abbia esagerato con cibo e amenità durante il cenone di capodanno, solo qualche ora prima.
All'entrata dicono cinquanta minuti di attesa. Lo staff fa entrare i visitatori in modo da poter godere della mostra, senza essere pressati e riuscendo a dare il giusto tempo ad ogni cosa.
Le aspettative non vengono disattese. C'è tutto quello che viene promesso e con il giusto spazio per ogni teca e per i vari corpi esposti. Ho particolarmente apprezzato che numerosi fossero i casi in cui il campione non fosse protetto da un vetro, in modo da essere assolutamente a piena disposizione dell'occhio del visitatore, senza alcun tipo di intralcio.
Organizzata su due piani, in realtà è quasi interamente ospitata già nel primo. Il secondo tiene principalmente separata la visione degli elementi che potrebbero creare maggior disagio ad alcuni.
Onestamente, non ho visto nessuno star male, e tanto meno restare shockato dalla vista di alcuno dei vari elementi esposti, pur con un pubblico presente che abbracciava davvero un po' tutte le fasce d'età.
In un'oretta e mezza si riesce a visitare tutto, giusto per dare un riferimento temporale della durata.
Se si è più distratti e superficiali, sicuramente basta meno tempo. Se si ha voglia di perdersi nella miriade di particolari, ne servirebbe molto di più.
Merita la visione? Senza dubbio. Avessi un figlio, ce lo porterei più che volentieri. Perché, ribadisco, nulla di impressionante. Siamo noi.
Non ho mai acquistato il catalogo di una mostra, ma ero tanto entusiasta che questa volta non ho potuto farne a meno. Un brossuratino, ma con pagine rilegate a filo refe tra loro, che riprende ed illustra una più che ampia parte di quanto esposto.
Scientificamente è affascinante. Umanamente è semplicemente incredibile.
Ieri sera sono stato all'anteprima del nuovo film di Ben Stiller, che è attore protagonista e regista di questa pellicola.
Ennesimo caso in cui, visto il trailer si ha praticamente già visto buona parte della vicenda. Ma, tutto sommato, poteva pure bastare il trailer, che era decisamente più breve e raccontava comunque quello che c'era da raccontare.
Ma, al solito, procediamo con ordine.
Remake/adattamento/profonda riscrittura di Sogni Proibiti, del 1947, è ispirato dal racconto breve del 1939 ad opera di James Thurber.
Se già da qui si parte abbastanza lontani nel tempo, meglio evitare di smarrirsi nel ginepraio di produzione che, già quasi una decina di anni fa, ha visto il rimpallarsi dell'idea di questa nuova versione da parte di svariate case di produzione, sceneggiatori, attori possibili per il ruolo di protagonista. Ma la rete vi vuole bene, e Wikipedia vi consente di informarvi agilmente.
Poi c'è Life Magazine, celebre e storica rivista statunitense per cui Mitty lavora, in qualità di responsabile archivio negativi. E anche qui, c'è da farsi una cultura su un brand tanto celebre e tanto tormentato nei vari passaggi più o meno forzati che ha dovuto subire col passare degli anni.
Ecco. Dopo questi due approfondimenti, e dopo aver detto che, in alcuni passaggi, la fotografia di questo film risulta particolarmente ispirata, possiamo pure chiudere l'anteprima.
Deludente?
È capitato a tutti di farsi dei viaggioni mentali, sul tipo di persona che avremmo voluto essere. Su come saremo potuti essere più brillanti, avventurosi, carismatici, pur calati nell'ovvietà del quotidiano. È un tipo di esperienza largamente condivisa, e nella quale è facile riconoscersi. Per questo, quel momento di rischio e riscossa, che già dal trailer viene ampiamente promesso allo spettatore, risulta banale pur nella spettacolarità di molte scene.
Non è uno Stiller da ridere. Qualche battuta al posto giusto, ma l'intento è sicuramente altro. C'è un mondo la fuori, e l'avventura della tua vita spetta solo a te, protagonista cosmopolita dai mille talenti nascosti. Yeah. Ve l'ho detto che il trailer spiega tutto, no?
Note:
- Shirley MacLaine, nel ruolo della madre di Mitty, è uno spreco. l'attrice è molto, molto, molto più che una faccina tra il sorpreso e l'apprensivo. molto di più, che diamine.
- in una battuta, il personaggio di Ted (Adam Scott) dice a Mitty qualcosa del tipo: 'ehi, sei un vero Duncan uomo armato'; non esiste Duncan uomo armato. esiste Duncan Man-at-Arms. sì, quello dei Masters. sì, quello di He-Man. certo, il padre di Teela. e certo, un nerd durante la localizzazione di un film statunitense è sempre necessario.
Fumetto non è una brutta parola, e non è sicuramente riduttiva; ma ormai tutti a scrivere sta cosa in Facebook, quindi inutile tornarci sopra ulteriormente.
È on line il trailer di Godzilla. L'ho pure visto, il trailer. E, detto questo, non parlerò mai più di questa nuova versione cinematografica del lucertolone. Mai. Più.
Però c'è Jupiter Ascending. Sempre trailer. E non centra nulla con Jupiter's Legacy. Nuova fatica dei fratelli Wachowski. Data prevista 25 luglio 2014. Almeno non racconta di un gruppo di paracadutisti che si lanciano su una città in rovina a causa di un giappogashapon strafatto di steroidi. Ma cortesemente.
Wonder Woman non è mai stata tra i miei preferiti. Pur essendone uno dei personaggi cardine, l'ho sempre trovata di secondo piano rispetto ad altre donne del DC Universe.
Poi, anche se il rumor girava da tempo, arriva la conferma. Gal Gadot sarà Wonder Woman nella prossima pellicola dedicata a Superman - sì, quella dove Batman sarà Ben Affleck - e a confermarlo è lo stesso Zack Snyder, il regista, che dice: 'WonderWomanèsenza dubbiounodeipersonaggifemminilipiùpotentiditutti itempietra i preferiti dai fan dell'universoDC.NonsoloGal è un'attricestraordinaria,mahaanchequella magica qualitàche la rendeperfettaperilruolo. Non vediamol'orache il pubblicopossa vedere Galnellaprimaapparizione cinematografica diquestopersonaggio così amato'.
Ora, dei Fast and Furious in cui partecipava, ricordo che facevo una notevole fatica a ricordarmi cosa le gravitasse attorno, tanto rimanevo con lo sguardo incollato a lei. È verosimile che, dopo averla vista nei panni di Wondy, corra a recuperare una notevole quantità di HC dedicati all'amazzone di Themyscira.
Ehi, Dark World durante il Black Friday!! Sapete, dark...black... no, eh? Ecco l'umorismo che troverete durante la seconda avventura cinematografica dedicata a Thor. Dico davvero. Le battutine.
Ma andiamo con ordine. Premessa, niente spoiler. Solo due categorie: cosa ci è piaciuto e cosa proprio no.
Ci è piaciuto: - Anthony Hopkins nel ruolo di Odino. Immenso. Potrebbero dedicare una intera pellicola solo a lui, e credo ne acquisterei pure le edizioni più limitate, tanto in dvd quanto in blu-ray. Perfetto per il ruolo e con una potenza scenica seconda a nessuno. - Kat Dennings nel ruolo di Darcy Lewis. Convincente già nel primo film, qui ha un pochino più spazio. Ed è tanto sensuale nel suo essere così espressiva, da rubare la scena a Natalie Portman. - il finale. Seguito dal finale bonus, subito successivo. Ed il finale bonus +1, che segue i titoli di coda. Occhio, quindi, a non uscire dalla sala anzitempo. Precisazioni doverose, quando dico finale, intendo proprio gli ultimi due minuti circa di film. Non la battaglia conclusiva, sia ben inteso. Proprio NON la battaglia conclusiva. - Sif. Sul red carpet. Decisamente.
Cosa non ci è piaciuto: - l'Aether, l'arma dei cattivi-cattivissimi. Praticamente una versione evoluta dello screensaver Mystify di Windows 98. - la storia; che ho letto di un sacco di gente entusiasta. E poi, durante i credits, vedo che tra gli autori dello screenplay c'è Christopher Yost. No, seriamente, Yost. Quello di X-23. - lo spreco fatto di un attore come Christopher Eccleston, costretto da ruolo a stare con la medesima espressione per tutta la durata della pellicola. - il suono dei veicoli asgardiani; li senti volare e pensi a Tatooine e Endor - e se non sapete che sto parlando di Star Wars, infamia su di voi - poi, nuovamente, arrivi ai titoli di coda e lo vedi. E ti chiedi perché. Il sound effect LucasArts, LucasFilm...non ricordo nemmeno più bene. Colpa del trauma. Per quale motivo i veicoli asgardiani devono avere gli stessi effetti sonori di quelli di Star Wars?! - Asgard vs Necromonger = WTF - le battutine, che a volte sono pure simpatiche, spesso cadono invece nel momento sbagliato, come fu per Iron Man 3. Ehi, non l'ho inventata io la regola che, nell'umorismo, il tempo comico è tutto. - Sif. Che nel film non era vestita come sul red carpet.
Come la scorsa volta, e come idealmente sarà sempre, vediamo i tre titoli e la menzione d'onore estratti dal Preview di questo mese.
Il Preview di Dicembre è relativo alle uscite di Febbraio 2014:
BATMAN 66 HC VOL 01 (DC Comics)
L'edizione cartonata della serie 'digital first' dedicata al Batman degli anni '60. Per chi, come me, è cresciuto guardando l'ingenuo e kitsch show con Adam West, questa è una bella occasione per ritrovare quelle stesse atmosfere. Chiassose, colorate, pop. Non potrebbe essere più lontano dallo stile grim and gritty cui si è abituati parlando di Bats, ma sono storie che potrebbero regalare qualche piacevole sorpresa.
Nota: sarà disponibile ad inizio aprile '14.
DAYTRIPPER DELUXE EDITION (Vertigo)
I fratelli Gabriel Bà e Fabio Moon hanno confezionato, con questa miniserie di dieci numeri, una delle più belle storie in cui abbia avuto la fortuna di inciampare. Niente supereroi, niente poteri, solo la vita di un personaggio qualunque, Domingo. E, in ogni numero, uno dei possibili percorsi che la sua vita avrebbe potuto intraprendere. Ne possiedo la versione TP, ma non potrò rinunciare a questa nuova edizione che rende onore al piccolo capolavoro che è Daytripper.
Nota: sarà disponibile dalla seconda metà di aprile '14.
JACK KIRBY'S NEW GODS ARTISTS EDITION HC (IDW)
Le Artist Edition IDW non sono edizioni economiche. Con la stessa cifra del costo di questo volume, vi potreste facilmente accaparrare tre dei quattro HC che DC Comics diede alle stampe, qualche tempo addietro, ristampando tutto il Quarto Mondo di Kirby.
Qui ci sono 'solo' i numeri 2, 5, 6, 7, 8 di New Gods. Ma è un volume cui tutti i fan del Re faranno davvero fatica a resistere.
Nota: sarà disponibile dalla seconda metà di marzo '14.
- MENZIONE D'ONORE -
28 DAYS LATER OMNIBUS (Boom! Studios)
Non è una novità, ma un volume che torna disponibile - soprattutto mentre il primo TP è ormai esaurito - che narra il ponte ideale tra gli eventi del primo ed il secondo film. La storia è ben raccontata e non potrà assolutamente deludere i fan della versione cinematografica.
Raccoglie tutti i ventiquattro numeri che compongono la ongoing uscita per Boom! Studios ed è illustrata per una buona metà dall'ottimo Declan Shalvey.
Diventare doppiatore non è la cosa più facile del mondo. Se ti viene ripetutamente detto che 'dovresti farlo', ti informi e cerchi di saperne di più. Ci vuole la giusta voce, una più che discreta capacità di recitazione, l'assenza di inflessioni dialettali - anche se, poi, i bambini dei film parlano quasi tutti con quel malcelato romano - e, cosa più importante, che qualcuno ti dia la possibilità di doppiare.
Ed è la possibilità la cosa più ardua da poter ottenere. Per una volta, però, ne viene data una. Coming Soon e Warner Bros hanno organizzato un piccolo concorso. Il vincitore potrà partecipare al doppiaggio di LEGO The Movie. La battuta da recitare è presente anche nel trailer, quindi non ci sono scuse per dire che non si sa bene come contestualizzarla, o che tono sia meglio adottare.
Io l'ho fatto. Vedi mai sia la volta buona che potrò rispondere 'eh sì, io SONO un doppiatore!!'. Se avete un paio di minuti, provateci anche voi. Partecipare è davvero semplice. E no, non ci guadagno nulla a dirvelo. E sì, potrebbe non essere saggio aumentare ulteriormente la potenziale concorrenza. Ma, ehi, l'occasione è ghiotta e rara. E poi...si tratta dei LEGO!!
Inizialmente prevista per il 30.10.13, l'uscita del quarto albo di Jupiter's Legacy è slittata, invece, al primo gennaio del prossimo anno.
Considerato che la saga dovrebbe durare una dozzina di numeri e che la storia è idealmente raccontata in story-arc da tre albi ciascuna, per quelli che dovrebbero quindi essere quattro archi narrativi, questa può essere l'occasione giusta per fare due parole sull'ultimo lavoro di Mark Millar.
Ora, il ritardo sulle uscite - pure bimestrali - è ampiamente scusabile, considerato che è Frank Quitely l'autore dei disegni. E, dopo i problemi alla schiena che l'artista lamentava, è tornato in più che ottima forma.
L'uscita del terzo albo è slittata un po' rispetto a quella prevista ed il quarto, come detto sopra, aprirà il 2014. Per ammazzare l'attesa ma tenere alta l'attenzione del pubblico, verrà pubblicato una versione Director's Cut del primo numero. Tavole a matita e sceneggiatura, come è ormai d'abitudine per questo tipo di edizioni dedicate ai collezionisti e non.
Ma come sta andando la serie? Millar ha sicuramente il piede sull'acceleratore e una direzione ben precisa cui tendere. Tutto parte dai difficili anni '30, da un'isola misteriosa, dall'acquisizione dei superpoteri da parte di un gruppo di viaggiatori guidati da una visione. Saranno loro la prima generazione di eroi. E oggi ci sono i loro figli, non all'altezza di chi li ha generati. Senza obiettivi, dissoluti, privi di scopo. Una delusione. Lo scontro è inevitabile. Ma non sarà una semplice questione generazionale.
Dopo due numeri introduttivi dei personaggi, tutto sommato sufficienti a delinearli, il terzo albo apre seriamente le danze. Quitely esplode con il suo storytelling e Millar aumenta ulteriormente la velocità, aprendo scenari e possibilità. Il quarto numero si svolgerà nove anni dopo rispetto a quanto letto nell'ultimo episodio, ed avremo la seconda generazione di eroi e criminali.
La critica statunitense è divisa tra chi loda il lavoro dello scrittore, e chi ci vede invece i soliti temi riproposti con lievi sfumature. Il progetto è ambizioso, tanto che nelle solicits degli albi si legge 'Celebrate the 75th anniversary of Superman ... by buying this frankly much-more interesting book', piuttosto che 'the superhero epic that all future comics will be measured by'. Personalmente, e soprattutto grazie al terzo albo, riconosco del potenziale alla serie che fino ai due numeri precedenti ancora faticavo a cogliere; inoltre, almeno al momento, si può dire per certo che i disegni sono una meraviglia e che Millar pare decisamente più ispirato che in molte delle prove passate e successive alle due season di Ultimates.
Dato che sono anni che seguo il materiale originale statunitense, ho pensato che ci si poteva fare una rubrichetta veloce veloce.
Punto di partenza il Preview, catalogo di uscite dei vari editori d'oltreoceano dal quale prenotare, con due o più mesi di anticipo, le pubblicazioni che più interessano.
E considerato che la soglia di attenzione tende ad esaurirsi in un niente, una selezione di tre-solo tre-nient'altro che tre uscite. E il bonus di una menzione d'onore.
Si parte quindi dal Preview di Novembre, relativo alle uscite di Gennaio 2014:
HELLBOY FIRST 20 YEARS HC (Dark Horse)
Venti anni del ragazzo infernale raccolti in un volume, rigorosamente cartonato, con materiale inedito e sketch vari del maestro Mignola. Onestamente chi, all'epoca della prima apparizione, avrebbe pensato che Hellboy sarebbe diventato tanto popolare e longevo? Nota: sarà disponibile dalla seconda metà di marzo '14.
MIRACLEMAN #1 - #2 (Marvel) Moore e Gaiman. La serie interrotta. L'acquisizione dei diritti da parte di McFarlane. Le cause legali. L'acquisizione dei diritti da parte della Marvel.
Lasciate stare tutto. È finalmente tempo di leggerlo. E di vederlo completato!!
Otto cover per il primo numero. Cinque per il secondo. Immagino le vedremo raccolte nella futura ed inevitabile edizione HC. Intanto si parte con gli albetti.
BATMAN: LI’L GOTHAM VOL. 1 TP (DC Comics)
Deformed. Chibi. Puppazzosetti. Ma scritto bene da Derek Fridolfs, celebre inchiostratore di Dustin Nguyen, che si occupa delle matite. Dopo quello di Morrison e Dini, é il miglior Batman degli ultimi anni. Davvero.
- MENZIONE D'ONORE -
REVOLUTIONARY WAR
Ho adorato la Marvel UK. L'Omnibus Captain Britain é nella mia libreria accanto agli Excalibur di Claremont e Davis. Mi ha rattristato la chiusura di Captain Britain and MI:13. Ora Marvel ci riprova con un evento che potrebbe portare all'apertura di qualche ongoing dedicate ai personaggi britannici.
Si parte a gennaio con Revolutionary War: Alpha #1, cui seguono i one shot dedicati a Dark Angel e Knights of Pendragon. Nell'arco dei successivi due mesi si dovrebbero vedere Death's Head e Motormouth a febbraio '14 ed infine Super Soldiers, Warheads e Revolutionary War: Omega a marzo '14. Questa la struttura dell'evento in otto parti. Cosa porterà il suo epilogo, lo vedremo.
Ho guardato tante volte I Soliti Sospetti. E penso sempre con un pochina di nostalgia al primo X-Men, del 2010.
Ma poi? Non posso dire di aver più avuto modo di apprezzare il suo occhio da regista. E, in generale, il brand dei mutanti mi è parso sempre più spesso una parata di attori, più o meno ispirati, in modalità cosplay.
Non contesto la bravura di Stewart/McAvoy, McKellen/Fassbender. Analogamente nulla da ridire su Jackman, Peter Dinklage e Ellen Page. Anzi.
Ma Bishop, Blink e Warpath sono o non sono appena usciti da una ComicCon?
Spero di venire smentito. Ma il trailer non mi ha fatto una prima buona impressione.
Apri il listino, e gli ingredienti per il piatto che stai per assaggiare ci sono davvero tutti. De Niro e Pfeiffer con aggiunta di Lee Jones, su regia di Luc Besson e produzione di Martin Scorsese.
Ti aspetti di 'mangiare', se non in modo eccellente, quanto meno con un senso di appagata soddisfazione.
Alla pausa tra primo e secondo tempo trovi:
- la ragazza seduta accanto a te che si lamenta dell'eccesso di violenza con il fidanzato che, invece, cercava in lei la conferma del divertimento provato con la prima parte del film;
- qualcuno che bofonchia sul fatto che, con il trailer, hanno trasmesso praticamente il primo tempo;
- qualcuno che sghignazza ancora per certe scene;
- qualcuno che, con malcelata noia, cerca la miglior posizione con cui appisolarsi durante l'imminente secondo tempo (tra cui la ragazza seduta alla tua destra che, di fatto, si farà una sommessa ronfata interrotta giusto poco prima del finale, forse per la rumorosità dello stesso).
Basato sul romanzo di Tonino Benaquista, scrittore, sceneggiatore e fumettista francese, di origini italiane, il film racconta in modo divertente di una famiglia mafiosa, sotto protezione testimoni.
Ma ci si limita al divertente.
Perché malgrado la commistione di generi ben equilibrata, la storia regala poco più che sorrisi. E, tra citazioni sparse, scenette e siparietti più o meno riusciti, l'interpretazione notevole di Dianna Agron - che scopro essere celebre per il suo ruolo in Glee, ma no, Glee non l'ho mai guardato - si procede fino al finale, che è forse la parte più debole della vicenda, tanto è frettoloso e poco ispirato.
Ma è una mia impressione o, ultimamente, le cover con personaggi in toni di grigio e sfondo rosso vanno di moda. Ho questo senso di déjà vu...
Poster promozionale. Che se poi fosse la locandina, mica andrebbe male. Non si vede nient'altro che Cap. E un helicarrier dello S.H.I.E.L.D. che, per quanto mi riguarda, va sempre più che bene.
Ma questa volta, ci sarà The Winter Soldier, il Soldato d'Inverno creato, ma sarebbe meglio dire reinventato, da Ed Brubaker sulle pagine della sua gestione del Capitano.
Poi, ieri, arrivava questo:
ma, onestamente, mi rimane solo impresso il viso della Johansson, che torna a vestire i panni di Black Widow, dopo Iron Man 2 e The Avengers. Sì, ci sono altre cose, ma davvero non mi riescono ad impressionare più di quanto non faccia il secondo 0.08 del filmato.
In chiusura, si rimanda tutti ad oggi. Che questo era il trailer del trailer. Che è una cosa terribile da dire o scrivere, ma questo è. Ecco, quindi, cosa si è visto sul primo vero trailer dedicato al secondo episodio cinematografico di Cap.
Il tutto, come sempre, è estremamente debitore di Ultimates, di Mark Millar e Brian Hitch. Ma questa volta, dopo le performance di Capitan Patatone nel primo film e Capitan Pigiamino in The Avengers, l'attore Chris Evans pare un po' più calato nel ruolo. E questo è un bene.
Samuel L. Jackson rimane una garanzia; ma era sufficiente il suo cameo al termine del secondo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. per ricordarlo a chiunque. Lui È Fury. E Millar/Hitch ci avevano davvero visto giusto. Scarlett Johansson mi aveva incantato di più nel fotogramma del primo trailer. Qui torna la brutta abitudine di far vedere il personaggio che viene calato/lanciato/traslato dai fili 'invisibili'. Ed è un effetto che lo spettatore, ormai, non può più tollerare.
Poi cosa?
Niente. Falcon appare inutile già nel poco spazio che gli è concesso in queste immagini. Ma è un personaggio inutile in generale. Che anche se gli cambi il character design, volare con le ali e le piume (metalliche o meno) non ti rende chissà che carismatico, siamo onesti.
Non mi piace la maschera copri bocca del Winter Soldier. Ma il braccio è fatto molto meglio di quanto mi aspettassi. Davvero molto meglio.
E se è uno spettacolo vedere l'helicarrier che decolla, c'è sempre un dannato gusto perverso nel vederlo precipitare, andare a fuoco, oh, the humanity. La sapete quella dell'oh, the humanity, no?
Settantacinque anni. In un paio di minuti. Tim Beedle, sul blog della DC Comics, spiega ogni singolo riferimento fatto nel video. Perché si deve avere qualche anno sul groppone, oppure essere tanto fan del personaggio, per conoscere o notare tutti i riferimenti.
Ad ogni modo, ecco di seguito una versione tradotta e adattata di quanto riportato nell'articolo di Beedle:
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Si inizia con la cover di Action Comics #1, del 1938. È l'albo di esordio di Superman, creato da Jerry Siegel e Joe Shuster. Una nota interessante: in quella cover l'emblema della casata di El (il simbolo della S, per i meno nerd), ha la forma di una specie di scudo; é l'unica volta in cui si vedrà raffigurato in quel modo.
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Superman non vola via dalla cover di Action Comics #1, semplicemente perché quello è un potere che ancora non aveva. A partire dal 1939, con il debutto della serie intitolata Superman, l'emblema sul petto inizia a diventare più simile a quello che tutti conoscono, e che si vede mentre il personaggio corre tra i passanti.
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Tra quei passanti si scorge, sul lato destro, Lois Lane che indossa un vestito marrone con cintura alta.
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Mentre Superman si libra in volo, il suo aspetto cambia; questo in base all'approccio grafico che artisti come Fred Ray e Wayne Boring ebbero ad inizio anni '40.
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Il palazzo che Superman salta con un singolo balzo è il Daily Planet, che quando il personaggio venne creato si chiamava invece Daily Star. Il nome venne cambiato nel 1940.
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Il celebre globo del Daily Planet non nasce nei fumetti. La sua prima apparizione fu nei cartoni dei Fleischer Studios, nel dettaglio durante l'episodio originale 'The Artic Giant', trasmesso per la prima volta nel 1942.
Proprio subito dopo il balzo, il personaggio viene ritratto proprio con il character design dei Fleischer Studios.
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Anche l'emblema sul petto, che ora è una S rossa su sfondo nero, riflette il design Fleischer.
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I robot volanti sono ripresi dal corto del 1941 'The Mechanical Monsters', il secondo ad opera di Fleisher.
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Gli albi della Golden Age. Gli albetti raffigurati sono stati scelti da uno specifico comitato per il 75esimo Anniversario di Superman, per rappresentare artisti e momenti significativi di quel periodo.
L'immagine più in vista è la cover di Action Comics #47, ad opera di Fred Ray. Si tratta della prima apparizione di Lex Luthor sulla cover di un comic book.
:33 The Adventure of Superman, interpretato da George Reeves nella parte dell'Azzurrone, fu la prima apparizione televisiva del personaggio. Lo show fu trasmesso per sei stagioni, per più di cento episodi complessivi.
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La Silver Age. L'immagine che spicca è quella della cover di Superman’s Pal Jimmy Olsen #53, disegnata da Curt Swan. Ed é anche l'unica apparizione di Olsen nei panni del Gigantesco Uomo Tartaruga.
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Il design di Supes cambia nuovamente, ora per riflettere l'immagine che ne dettero disegnatori come Al Plastino ed il sopra citato Curt Swan.
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La sequenza è un omaggio ad Action Comics #242, del 1958, la prima apparizione di Braniac. Alle sue spalle, sopra la roccia, spicca la città imbottigliata di Kandor, che però non è presente nella cover da cui è tratta l'immagine.
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Superman combatte Bizarro, mentre sullo sfondo si vedono la Terra cubica da cui proviene quest'ultimo e, soprattutto, la Fortezza della Solitudine e la chiave gigante per potervi accedere.
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Superman e la Super Family: Supergirl, Krypto, Streaky e Beppo la Super-Scimmia. Mancherebbe all'appello Comet, il Super-Cavallo.
La versione Kara Zor-El di Supergirl debuttò in Action Comics #252, del 1959. Sullo sfondo, si vede la fattoria dei Kent, a Smallville.
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Mentre la Super Family vola via, Superman incontra Mr. Mxyzptlk. Benché creato nella Golden Age, appare qui con la più celebre sua versione Silver Age che lo vede indossare il costume arancio e viola.
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Ad ammirare i quadri alla parete ci sono Clark Kent, quello che pare inequivocabilmente essere Andy Warhol e Diana Prince, meglio nota come Wonder Woman, che qui appare con il look di fine anni '60.
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I Super Amici. L'immagine riprende quella di apertura del cartone animato, ed è disegnata con lo stile di Alex Toth.
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Lo scontro tra Superman e Muhammad Alì, del 1978; data la palese differenza tra la forza dei protagonisti, l'incontro si svolgeva su un pianeta orbitante attorno ad un sole rosso (come quello di Krypton, e sotto il quale Superman é praticamente privo dei poteri che lo contraddistinguono). Qui, il personaggio è disegnato con lo stile di Neal Adams.
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È il Superman cinematografico del film di Richard Donner, del 1978. Ovviamente le sembianze sono quelle dell'attore Christopher Reeve.
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La sequenza/videogame è un tributo al primissimo gioco dedicato a Superman. Siamo sempre nel 1978, e lo si poteva giocare su Atari 2600.
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Mentre la musica cambia, passando da quella, celebre, di John Williams alla recente composizione di Hans Zimmer per il film Man of Steel, Superman cade vittima di Doomsday. È il 1992, l'anno de 'La Morte di Superman'.
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Dalla cover di Superman #75, arrivano quattro nuovi eroi ispirati al kryptoniano e che presero brevemente il suo posto durante l'evento 'Reign of Supermen!'. I personaggi sono: Cyborg Superman, Superboy nella versione Kon-El, l'Ultimo Figlio di Krypton ed infine Steel.
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Il ritorno di Superman, con il costume nero e i capelli lunghi.
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Il Superman Blue ed il Superman Rosso. (sì, non voglio ricordare quei tempi...)
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Finalmente torniamo a Superman, come rappresentato nella serie degli anni '90 da Bruce Timm, con Alan Burnett e Paul Dini.
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Tra la folla, si vedono Dan Turpin, Jimmy Olsen, Lana Lang, Lois Lane, Perry White, Jonathan e Martha Kent.
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Se la torre dell'acqua è quella di Smallville, la celebre serie televisiva, il Superman che appare è invece quello di Kingdom Come, ad opera di Alex Ross.
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Supes combatte Darkseid, entrambi raffigurati nel design del New 52 e come apparsi sulle pagine di Justice League, del 2011.
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La più recente incarnazione di Superman, quella dell'attore Henry Cavill in Man of Steel.
Sei primi piani. Più uno. Nel mezzo una brevissima sequenza. Ecco cosa è servito per raccontare, in appena 24 (ventiquattro!!) secondi effettivi, la storia di un personaggio.
Ci vuole abilità per saper raccontare. E ce ne vuole molta di più per farlo in modo sintetico ed efficace. Questo video lo fa.
classe '78, subisce da anni il tormentone che sarebbe poi divenuto il titolo del blog: 'ma sai che dovresti fare il doppiatore?!'.
poliedrico di natura, amante dei viaggi e della buona cucina, scrive, disegna e colleziona edizioni hardcover dei suoi autori preferiti.