7.10.09

Gloria

Fa freddo.
Siamo tanti bastoncini. Tutti ordinati in file, impilati nella sabbia. Restiamo fermi. Il peso del corpo oscilla da un piede all'altro, per bilanciare il torpore che assale comunque le gambe. Il sergente grida. Forse è l'unico a non sentire quanto bassa sia la temperatura. Non sento il naso. Le dita sono bianche.
Un giorno ci copriremo di onore, dice. Un giorno noi ci copriremo di gloria.

Fa freddo.
Siamo tanti bastoncini. Tanti, troppi sono rotti. Siamo tutti sparpagliati. Restiamo fermi. C'è silenzio ora. O forse non si sente più il suono, dopo l'ultimo boato che ci ha investiti. La neve mi ha sempre dato pace. Come quando si ha l'impressione che tutto sia al suo posto, e che anche quello che non lo è possa trovare il posto giusto in cui stare. Nessuno può darci ordini, ora. Chi dovrebbe comandare ora? No, chi comandava è ora uno dei bastoncini rotti. Scorgo alcuni compagni. La gerarchia impone che a dirigere ora sia... Ma che ne so.
La terra sporca la neve.
Ci sono altre cose che sporcano la neve.

Fa freddo.
Non lo sento più. Aspetto solo un ultimo soffio di vento. Sono fortunato. È delicato mentre mi accarezza la faccia. Mi da coraggio. La neve mi da pace. Un cenno della testa viene ricambiato dai bastoncini che sanno cosa intendo.
I soldati fanno una scelta.
Un giorno ci copriremo di gloria, ci veniva detto.

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