2.10.09

La lacrima fu più veloce

Pioggia. Freddo. I tergicristalli sono diavoli. Sono uccelli spaventati attaccati da un filo al parabrezza, tesi nel tentativo frenetico di liberarsi. Corro, forse troppo. La strada è una lingua scivolosa, illuminata male dal riflesso dei lampioni che rimbalza sull'acqua che ricopre l'asfalto. Vorrei che le ruote fossero le mie mani, per strappare la terra mentre vortico sempre più veloce verso di te.

Che sciocco. Si pensa sempre che la propria forza sia superiore ad ogni altra cosa, quando a guidarci è un desiderio tanto forte da onnubilare ogni altra percezione. La fatica, il sudore dello sforzo, la tensione dei muscoli, il pulsare delle tempie al serrarsi della mascella. È svanita ogni cosa. Viaggio sui colori di una strada che non è più nient'altro che un flusso di sangue nel mio stesso corpo. Tu. Tu soltanto conti ora. Conta che io riesca a raggiungerti.

L'auto mi rallenta.
Non è vero. Ma sembra che non sia veloce a sufficienza. Sembra che quello che provo sia più potente di tutto. E che, se scendessi da questa scatola che slitta, potrei essere più veloce delle gocce di pioggia. Sarebbero perle che roteano nell'attimo che mi separa da te. Correrei. E non sentirei quell'osceno peso che si prova quando si sogna di farlo. Sentirei solo la forza di raggiungerti. Le gambe diventare saette. Non sentirei alcun dolore. Sarebbe solo il mio corpo a percepirlo. Non la mia mente. Non il mio spirito.

Non tollero il pensiero di non vederti più. Devo dirti...devo dirti così tante cose. Ti direi che... No. Corri. Non pensare a quello che diresti. Lascia stare ogni cosa. Raggiungi e basta. Il resto verrà dopo. Ci sarà tempo. Sarai arrivato. Accelera. Stringo i denti. Come se i pistoni fossero parte del mio corpo. Come se l'acceleratore non fosse altro che un enzima, un neurotrasmettitore che dice cosa fare alle mie gambe. Sto correndo. Ti sto raggiungendo. La velocità è meravigliosa. Sublime.

No. Vado troppo veloce. Più del pensiero. Il movimento non è quello che vorrei fosse. La strada curva. Io scivolo su una lacrima ghiacciata, e proseguo. Dritto.

No.
Addio.

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